Ancora una volta…verso l’orizzonte…
Domenica mattina, tempo di bilanci, tempo di tirare una riga sul fine settimana che fra qualche ora finisce per poi prepararsi all’inizio della solita settimana ripetitiva, che scorre sempre uguale con le sue sicurezze e con tanta noia come se stessimo sprecando tutto il nostro tempo in cose in cui non crediamo.
Eppure negli ultimi tempi la settimana, quella vera, quella intesa dal lunedì al venerdì pomeriggio, rappresentava una via d’uscita, una novità, qualcosa a cui pensare. Aveva tutto un sapore diverso, era come se riuscissi a dare il giusto peso al mio lavoro, come non capitava da moltissimo tempo. Da troppo tempo mi ero rifugiato in esso, per non pensare, per sentirmi utile, per sentirmi parte di un qualcosa. Ho negato ogni parte di me stesso che non fosse quella logica, responsabile, fredda e cinica. Solo così si sopravvive in un mondo fatto da squali, devi portare a casa la tua fetta, cercare di catturare il pesce più piccolo se vuoi sopravvivere. Certo che sopravvivendo così ti carichi di stress, tensioni e responsabilità non tue.
Poi capita che succede qualcosa, oppure, ritorna qualcosa. E’ strano qualcosa si smuove, non capisci è come quando compri un nuovo elettrodomestico, non hai mai letto le istruzioni, sai come dovrebbe funzionare perchè di base la funzionalità è sempre uguale eppure ti senti spaesato perchè quello di prima ti dava qualche certezza, quella manopola era li, quel tasto si premeva così eri sicuro nel tuo piccolo mondo delle illusioni che non avresti fatto casino.
Così è successo a me, avevo faticato a costruire una versione di me 2.0, praticamente un automa, sveglia, lavoro, responsabilità, carico i problemi degli altri, mi scordo di me stesso, mi lamento di tutto quello che ho fatto oggi e vado a letto.
Nessuno spazio per le emozioni, nessuno spazio per i sentimenti, nessuno spazio per sentire il profumo del tramonto, nessuno spazio per passeggiare nell’imbrunire, insomma, nessuno spazio per me stesso che di queste cose sono fatto e le ho sempre cercate e fatte, quando credevo nella vita e credevo ancora nella speranza ed in un progetto più grande di me.
Ora come mi sento? Doveva essere il fine settimana della ripresa, vengo da un periodo difficile e concitato, poco riposo, poca serenità, mente sempre sovraccarica pensavo che finalmente avrei rimesso fuori il naso. Ma già per primo il mio fisico ha cominciato a ribellarsi, tutto quello che accumuli stai sicuro che prima o poi lo paghi, così la forma fisica e gli acciacchi sono usciti allo scoperto, quindi addio relax.
Sono tornate le emozioni, che non ho più voglia di gestire, vorrei viverle ma non posso, ma questo sarebbe tutto un altro capitolo di questo libro che chiamo vita.
Ci siamo è arrivata la delusione, ed ora son cazzi, la mente si annebbia, si fanno largo i brutti pensieri, mi sembra che pian piano sto creando una percezione di questa situazione più definita…Esatto sto cercando di definire i contorni di questa situazione, non lo stavo facendo, stavo andando a braccio e seguendo solo un canovaccio, per una volta cercavo di essere me stesso, perchè mi sembrava che bastasse forse per una volta mi sentivo perfetto, ma ora ho bisogno di ripassare i contorni del disegno, di colorare dentro i margini di perfezionare l’opera.
Cominci a tracciare i lineamenti del viso, ti accorgi che il tempo passa, ti eri messo in un angolo al buio e sono passati tre anni, l’ultima volta hai chiuso la porta ed è passato un anno, il tempo passa inesorabile, che tu ne dica non sei più quello di una volta.
Hai riaperto quella porta e sei stato sopraffatto da tutta quella luce, il mondo è in movimento e per quanto faccia schifo, è in grado di cose bellissime, decidi di uscire da quella porta, ma tieni comunque una bella palla al piede decidi che la corrente non deve trascinarti. Decidi…che parola inutile nella mia vita, non ho mai deciso niente della mia vita, mi sono sempre fatto decidere, sempre al momento, non sono io che definisco le situazioni, ma le situazioni che definiscono me e le mie scelte.
Cammini, incontri qualcuno, si spezza la catena! Per quanto tu sia forte e convinto, c’è corrente da questo lato della porta ti lasci trascinare…Wow! E’ fantastico!
Cazzo! Sei un idiota, non farti trascinare! Nuota, col tuo stile, stai a galla, non sei un ragazzino, non hai 15 anni, quella fase della vita l’hai saltata non hai avuto esperienza dei 15 anni lo so, non eri abbastanza, però ci sei già cascato porca miseria, lo sai, prima o poi lo trovi lo scoglio nascosto sul fondo che ti ferisce le gambe. Lo sai quanto si soffre, lo sai dove torni la porta è sempre la.
Lo scoglio è giunto, ci hai sbattuto contro, la gamba è ferita, lo so zoppicherai per un pò, ma hai le spalle larghe almeno il dolore lo sai gestire, non lo dai troppo a vedere ti rimetti dritto in fila e torni dietro la porta, la boccata di ossigeno l’hai presa per un pò ti sei ricordato di certe cose, ma come sempre la fine è sempre quella, devi andare e fare posto, un batterista, uno skater, un figlio di papà, un cantante sono loro che scrivono sempre la fine della tua storia, ti senti tanto come quello che arriva cavalca il momento magico, fa credere in se stesse le persone, si riacquista fiducia e poi via verso l’orizzonte mentre qualcun’altro vive il “…e vissero felici e contenti…”
Amarezza, delusione, stanchezza ma forse è giusto così, come sempre troverò un modo, troverò una spiegazione, anzi questa volta almeno è una spiegazione più chiara e veritiera delle altre volte…Spero solo che anche questa volta ci sia li l’orizzonte ad attendermi.
…ho visto tanti pezzi per un mosaico solo
e certi giorni ho visto che c’è niente da capire
ho visto solo per come io sapevo
che c’era luce anche nelle notti più cattive
è tutto scritto
ed è qui dentro
e viene tutto via con me
tu che cosa vedi
tu che cosa vedi
c’è ancora un orizzonte lì con te